Vans ci stupisce con la collezione “Vault”.

Anni ’50, California; sole, mare e gioventù. Cosa vi viene in mente? Beh, è un rebus un po’ complesso, ma lo svelo io: parliamo dello skateboard!

Ebbene si, questo sport nasce proprio in California per permettere ai surfisti di mantenersi in allenamento anche in assenza d’acqua. Sport che poi ha fatto il giro del mondo, tanto da essere terreno fertile di idee per diversi brand d’abbigliamento.

Uno fra questi brand è sicuramente Vans. La Van Doren Rubber Company, meglio conosciuta come Vans nasce negli Stati Uniti come fabbrica di scarpe, ma ben presto decide di allargare gli orizzonti e progettare anche abbigliamento e tavole da skate. Diventa subito internazionale e ci mette poco per arrivare in Giappone, proprio dove l’artista Takashi Murakami se ne innamora, tant’è che inizia ad indossare le slip-on Vans tutti i giorni per 15 anni. Non si è mai reputato un fan del marchio, ma in un’ intervista decide di dire liberamente che uno dei brand con i quali gli piacerebbe collaborare maggiormente, è proprio Vans. Questa intervista capita proprio sotto gli occhi di uno dei fondatori di Vans, il quale decide di recarsi personalmente in Giappone e chiedere all’artista Murakami di dar vita ad una collaborazione: e così fu.

Fortunatamente, dall’incontro dei due, nasce una collezione inedita e stupenda di Vans.

Ma chi è Takashi Murakami?TakashiMurakami Beh, per chi non lo sapesse è un artista, scultore e pittore contemporaneo giapponese. Murakami è famoso a livello internazionale e ha fatto degli stili e delle icone care all’iconografia del suo Paese, il tema principale delle sue opere. Proprio per questa ragione l’artista viene apprezzato maggiormente dal pubblico occidentale. I Giapponesi, infatti, quasi lo odiano perchè pensano che egli stia “rubando” lo stile “nerd”(pop art e arte fumettistica) giapponese, per esportarlo in tutto il mondo. Effettivamente il suo stile è tipico dei fumetti e delle anime giapponesi.

Per la collaborazione con Vans, Murakami decide di partire da un piccolo disegno di un fiore per poi riprodurlo e crearne un bellissimo pattern. Ma non si ferma qui, effettua la stessa identica procedura scegliendo questa volta un teschio. Fiori e teschi, sono questi gli elementi che l’artista sceglie di riprodurre. Dietro questi simboli, all’apparenza normali, si nasconde un significato profondo: la vita e la morte; la positività e la negatività. 

Il fiore simboleggia la vita, la positività, l’aria. Il teschio la negatività, la privazione d’aria. Questi temi sono ricorrenti nei suoi lavori, perchè sono una cosa onesta, molto spirituale, molto primitiva. Murakami dice in un’intervista: 

Per esempio, il terremoto giapponese e lo tsunami, una dimostrazione di come la natura possa uccidere migliaia di persone. Ricordo di aver visto dei ragazzini in un documentario TV dopo il disastro, l’intervistatore diceva “dov’è il tuo papà?” e il bambino indica il cielo e dice, “tra le stelle.” E’ molto primitivo, questa specie di cosa naturale, spirituale, i genitori sono morti ma il bambino non piange, crede che i genitori siano nel cielo. Ma è scioccante questa cosa, perché è un disastro naturale, non una guerra, è la natura che si prende la vita, e le persone non possono fare nulla, è molto triste.

Ed è per questo che decide di trattare temi molto forti ma ricorrenti. E visti i temi, tutt’altro che frivoli, Murakami decide di alleggerire il suo lavoro per Vans utilizzando la vernice spry. Ma anche qui Egli attribuisce un significato: nulla è lasciato al caso. La vernice spry è simbolo di quotidianità, di coraggio, di istintività. Si pensi ai messaggi lanciati durante cortei rivoluzionari o messaggi scritti sui muri: tutti sono scritti con della vernice spry. Murakami sente queste emozioni semplici come motivazione per le sue opere. Infatti dice:

volevo essere vicino a questo sentire attraverso l’uso della vernice spry. Vicino a questa sensazione di vuoto e purezza.

E così da vita a “Vault by Vans”, facendo arrivare le sue stampe distintive con teschi e fiori sulle altrettanto distintive Vans slip-on per una collaborazione in edizione limitata, che ha venduto tutto quasi istantaneamente e ha visto a Londra persone fare la fila per tutto l’isolato pur di comprarle. Dal successo delle scarpe slip-on, subito andate a ruba in tutto il mondo, Vans e Takashi Murakami hanno esteso tale collezione anche all’abbigliamento e i vari accessori skater.

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t-shirt vans e murakami


Vault by vans tavole da skate


COLLEZIONE “VALUT” CON TESCHIslipon-gold-skull

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COLLEZIONE “VALUT” CON FIORIFLOWERS

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Che dite, non è una collezione meravigliosa?

Come sempre, per una maggiore comprensione, vi lascio due splendidi video! Ci vediamo al prossimo articolo!

 

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Seconda edizione limitata di “Masters”.

Eccoci qui a continuare il nostro discorso sulla collaborazione dell’anno. Ricordate di chi stiamo parlando, giusto? 

Ma se vi foste dimenticati, non preoccupatevi. Sto parlando della collaborazione tra Jeff Koons e la Maison Vuitton!

Abbiamo compreso che trasformare i quadri del passato in opere decisamente contemporanee sembra essere la specialità di Louis Vuitton e Jeff Koons. Il duo che sposa arte e moda, prêt-à-porter e pittura, giunge alla seconda collaborazione con sei nuovi capolavori da riprodurre sulle borse iconiche della maison.

Dopo il successo della scorsa edizione che aveva tradotto in stampe fashion le tele di Tiziano, da Vinci, Rubens, Fragonard e Van Gogh, arrivano in boutique i nuovi protagonisti della stagione autunno inverno 2017 di “Masters”. (Per chi si fossevperso il passaggio precedente ed è curioso di scoprire la prima edizione, basta tornare indietro di un articolo).

 Dal 27 ottobre le firme di Claude Monet, Francois Boucher, Paul Gauguin, Edouard Manet, Nicolas Poussin e J.m.W. Turner si sommano a quelle della casa di moda e alle iniziali del creativo, che adottano il look del classico motivo Monogram e prendono posto agli angoli della borsa in una speciale versione a rilievo in metallo dorato. Questa volta, per la seconda edizione, Koons e ha scelto:

  1. “Ragazza distesa” di Francois Boucher;
  2. “Terra deliziosa” di Paul Gauguin;
  3. “Colazione sull’erba” di Edouard Manet;
  4. “Ninfee” di Claude Monet;
  5. “Il trionfo di Pan” di Nicolas Poussin.
  6. “Roma antica” di Joseph William Turner

Prima di passare alla galleria, vi lascio ad un video interessantissimo che espone in breve le opere scelte da Koons per Vuitton. Dame in costume, figure mitologiche, giovani polinesiane e monsieur in panciotto strizzano l’occhio, muovono il bacino e si animano sulle note del brano Party People di Vince Staples.  Buona visione!

E’ interessante anche visualizzare questo video e vedere importantissime opere d’arte diventare delle piccole animazioni. Si respira a pieni polmoni l’incontro tra arte e contemporaneità; le quali son poi le parole chiavi della collezione inedita “Masters”. Ma ora passiamo subito alla galleria, per gustarci la seconda nuovissima edizione!

 

RAGAZZA DISTESA – FRANCOIS BOUCHERBOUCHER


TERRA DELIZIOSA –  PAUL GAUGUINGAUGUIN


COLAZIONE SULL’ERBA – EDOUARD MANETMANET

 


NINFEE – CLAUDE MONETMONET NINFEE

 


IL TRIONFO DI PAN –  NICOLAS POUSSINPOUSSIN

 


ROMA ANTICA DI JOSEPH WILLIAM TURNERTURNER

 

 

Vuitton e Koons fanno un salto nel passato: nasce “Masters”.

Cosa può nascere dall’incontro di una delle Maison più famose al mondo, con uno degli artisti contemporanei più ricercati del momento, se non una collezione unica ed inimitabile nel suo genere?

Sto parlando del celebre artista Jeff Koons e di Louis Vuitton. I protagonisti in questione hanno deciso di collaborare partendo dai maestri del passato e rielaborandone le opere in chiave moderna.

Ma chi è Jeff Koons?

Koons è un artista statunitense noto per le sue opere di gusto kitsch, che illustrano ironicamente l’american way of life e la sua tendenza al consumismo. Viene inoltre considerato un’icona dello stile neo-pop e riconosciuto fra gli artisti più ricchi del mondo. Nel corso della propria carriera, Koons si è espresso attraverso l’utilizzo di un’ampia gamma di tecniche, come ad esempio scultura, pittura, installazioni e fotografia, e l’utilizzo di differenti materiali tra cui pigmenti, plastica, gonfiabili, marmo, metalli e porcellana. L’artista viene generalmente definito erede di Andy Warhol e continuatore della pop art. Altro autore a cui viene generalmente associato è Marcel Duchamp, del quale reinterpreta la tecnica del ready-made.

Forse è proprio per il suo stile esuberante, fresco e controverso che la Maison Vuitton ha deciso di affidargli un’intera collezione, intitolata “Masters”. Vuitton sa sempre come farci rimanere a bocca aperta, ma questa volta ha centrato in pieno l’obiettivo!

Koons, prima di creare la nuovissima collezione, ha deciso di girare in tutti i Musei europei alla ricerca di diverse opere d’arte con cui mettersi in dialogo. Così ha selezionato per la prima edizione di “Masters”:

  1.  “La Gioconda” di Leonardo da Vinci;
  2. “Marte, Venere e Cupido” di Tiziano;
  3. Caccia alla tigre” di Rubens;
  4. Ragazza che gioca col cane” di Jean-Honoré Fragonard;
  5. Campo di grano con cipressi” di Vincent van Gogh.

Le scelte di Koons sono studiate; nulla è lasciato al caso. Secondo l’artista, “La Gioconda” non solo rappresenterebbe Leonardo in tutta la sua essenza di uomo, ma sarebbe diventata l’icona pop più significativa dell’idea stessa di arte. Lo stesso vale per l’opera di Rubens. Sul sito di Louis Vuitton, Koons dice:

“Abbiamo scelto quest’opera perché è potente ed emozionante.”

L’opera del pittore rococo Jean-Honoré Fragonard sembra un compendio perfetto alle produzioni di Koons: smaliziati e irriverenti, entrambi usano immagini infantili muovendosi con disinvoltura fra il grande pubblico.

Ognuno degli accessori porta impresso una delle tele scelte, abbinate ad un richiamo in pelle dell’opera di Koons “Rabbit”. All’esterno, il monogramma LV della Maison si fonde con il JK dell’artista, abbinato al nome dell’autore del quadro scelto. All’interno una sorpresa: stampigliato sul fondo dell’accessorio di pelletteria la biografia dell’autore dell’opera e quella di Koons.

 

 

LA GIOCONDA – DA VINCIDA VINCI

 


MARTE, VENERE E CUPIDO – TIZIANOTITIAN


CACCIA ALLA TIGRE – RUBENSRUBENS

 


RAGAZZA CHE GIOCA COL CANE – JEAN HONORE’ FRAGONARDFRAGONARD

 


CAMPO DI GRANO CON CIPRESSI –  VINCENT VAN GOGHVAN GOGH


Questa edizione limitata super chic ha avuto un successo esorbitante, tanto da condurre Koons e Vuitton ad intraprendere un secondo percorso assieme e dar vita alla seconda edizione di “Masters”. 

Siete curiosi di scoprire quali sono gli artisti scelti da Koons per la nuovissima collezione Masters uscita il 27 ottobre 2017?                                                                                                Beh, allora rimanete sintonizzati… questa sera in uscita la continuazione di “Masters”.

La maison Louis Vuitton si tinge di pois.

Louis Vuitton, un nome una garanzia. Sono certa che nella vostra mente avete già ben presente di cosa sto parlando, del marchio famoso in tutto il mondo con il suo pattern indistinguibile. Beh, chi non desidera una borsa Louis Vuitton? Conosciuta in tutto il  mondo, la Maison parigina è una delle case leader nel mondo della moda internazionale e i suoi prodotti comprendono, oltre alle valigie di lusso, scarpe, orologi, gioielli, accessori, occhiali da sole e libri. La sua valutazione nel 2012 è di 25.9 miliardi di dollari. L’azienda spicca il volo con l’arrivo di un nuovo direttore artistico: Marc Jacobs. Nel Marzo del 1998, Marc ha progettato e introdotto la società prima linea di “prêt-à-porter” di abbigliamento per uomo e donna. Sotto la guida di Jacobs l’azienda ha stretto collaborazioni importanti con artisti come  Takashi MurakamiYayoi Kusama e ultimamente con Jeff Koons. Louis Vuitton dimostra, così, la sua grande passione per il mondo dell’arte

Per questo, la collaborazione principe con il mondo dell’arte contemporanea è sicuramente rappresentata dalla collezione “tutta pois” stretta con l’artista giapponese Yayoi Kusama.  Così, la casa di moda si dipinge di pois, elemento rappresentativo di Kusama. I colori e le forme tipiche dell’artista incontrano accessori e la moda di Louis Vuitton, in una collezione tutta contemporanea e dal fascino unico. La collezione di Louis Vuitton e Yayoi Kusama è una delle collaborazioni più importanti che siano mai state realizzate, un incontro tra moda e arte espresso ai massimi livelli, non somiglia a niente che sia stato fatto in passato.

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Questa collaborazione è un percorso che Marc porta avanti da molto tempo:

“E’ il continuum di un percorso che ho iniziato quando sono approdato qui: la concezione dell’arte come forma di collaborazione e confronto tra vari artisti”. 

La collezione comprende pezzi iconici di Louis Vuitton reinterpretati dalla Kusama che ha lavorato sulle creazioni più emblematiche del direttore creativo. Kusama ha utilizzato le tematiche a lei più care come i pois, i “nervi” biomorfici (nerves), la rete infinita (infinity nets), i fiori (flowers) e le zucche (pumpkin) per dare una nuova veste ad accessori della maison, dalle borse più note, alle scarpe, passando per gioielli e orologi.Su L’artista ha dipinto i suoi celebri pois con colori intensi e forti, abbinando il bianco al rosso, nero, blu e nella versione giallo e nero. 

#RED COLLECTION 

#YELLOW COLLECTION

#BLACK AND WHITE COLLECTION

La collezione, a loro volta celebrazioni dell’artista con decorazioni a lei ispirate, è l’occasione per diffondere il suo messaggio, “Love Forever”, grazie ai suoi pois che rappresentano lei stessa, “un punto perso tra milioni di altri punti”. Borse, scarpe, abiti, accessori Louis Vuitton che Yayoi Kusama ha raccontato nel suo stile unico, unendo colori e trame ormai note in tutto il mondo. 

Anche le vetrine per l’occasione avranno il tocco dell’artista giapponese, tra l’altro essa stessa protagonista, “manichino” in carne ed ossa. 

Louis Vuitton dimostra così ancora una volta la sua grande passione per il mondo dell’arte. Dietro a uno stile inconfondibile, tradizionale e per questo unico, Vuitton ha sempre guardato al mondo contemporaneo e ai suoi fervori artistici con grandissimo interesse.

La collezione di Louis Vuitton e Yayoi Kusama non si è conclusa con gli accessori e i capi di abbigliamento a pois, ma c’è anche una seconda parte che presenta un altro motivo iconico di Kusama: i nervi biomorfici. Il motivo storico Monogram di Louis Vuitton diventa la base su cui l’artista giapponese ha dipinto i suoi motivi naturali e ripetitivi. Le borse della griffe francese si tingono con colori intensi e dall’impatto psichedelico, sono davvero particolari e ci dimostrano come basti giocare con proporzioni, colori e densità per avere accessori assolutamente unici e glamour.

#SPEEDY MONOGRAM TOWN 

La Speedy Monogram Town è una borsa must have che Yayoi Kusama ha impreziosito con la decorazione con i nervi biomorfici, un accessorio originale e versatile, perfetto per tutte le donne. E’ disponibile in rosso, blu, giallo, verde e bianco ed il prezzo è di 800,00 euro.


#NEVERFULL MONOGRAM WAVES

Molto affascinante anche la nuova reinterpretazione della Neverfull MM in Monogram Waves, una delle borse preferite dalle fashioniste che in questa raggiante versione è ancora più bella. E’ disponibile in rosso, giallo e bianco e sarà vostra al prezzo di 900,00 euro.


#PAPILLON MONOGRAM PUMPKIN

Colori vivaci e design stiloso per la Papillon bag, un modello urban e versatile decorato con il motivo Monogram Pumpkin Dots Yayoi Kusama, presenta i manici lunghi e la chiusura con la zip. Questa bag è disponibile in rosso, bianco e giallo e costa 1000,00 euro.


#KEEPALL MONOGRAM PUMPKIN

La Keepall Bandoulière 55 è una borsa viaggio glamour e sofisticata, un modello trendy e accattivante che potete acquistare in rosso o in verde, il prezzo è 1510,00 euro.

 

Vi ho fatto venire voglia di avere una borsa Louis Vuitton unica nel suo genere firmata Yayoi Kusama?

 

Il “fil rouge” tra Christian Dior e Raf Simons: l’arte.

Ben ritrovati su fashion arttitude!

Nel precedente articolo si è parlato del binomio arte-moda citando la Maison Dior.          Si, esatto, l’intera casa di moda…poiché non è stato solo Christian Dior ad ispirasi alla corrente artistica dell’impressionismo ma, sulle sue orme, anche Raf Simons  ha portato avanti il lavoro di Christian continuando a valorizzare gli aspetti legati all’arte.

Simons approda nel mondo Dior nell’aprile del 2012. Di qui, un’escalation di successi, lo porta a diventare direttore creativo della celebre Maison. Raf accetta con piacere il nuovo incarico, tanto da affermare: 

“Sono lieto di unirmi a questa grandiosa Maison. […] Per me, Christian Dior è sempre stato stato il più grande di tutti gli stilisti. La Maison Dior è simbolo di eleganza assoluta. Ho profondo rispetto per questo unico know-how. Sono totalmente cosciente dell’onore e della responsabilità che mi vengono consegnate oggi come direttore creativo del brand francese più famoso al mondo.” 

Christian Dior non poteva scegliere di meglio! Proprio come lui, Raf Simons è stato da sempre un grandissimo amante dell’arte. Sarà per questo che Raf ha continuato a trasmettere i motivi, le fantasie e le passioni che guidano l’Impressionismo, proprio come fece Dior?

Effettivamente Simons ha mostrato particolare interesse per il periodo creativo che va dal 1947 al 1957 di Christian Dior, periodo in cui si hanno le creazioni che rispecchiano maggiormente il legame che c’è tra lo stilista fondatore della Maison e la corrente Impressionista. Quindi, il novello direttore artistico ha dato una sbirciatina al passato per dar estro alla sua creatività, proponendo creazioni in chiave moderna che profumano proprio di quel decennio in cui i fiori alimentavano le opere di Christian Dior.

Nel recupero della tradizione per orientarla al futuro e renderla contemporanea, Raf Simons crea una rivisitazione dell’abito “Miss Dior“. 

Abito Miss Dior di Raf Simons

Abito “Miss Dior” – Raf Simons

Raf Simons crea questo abito da sera realizzato in organza bianca con ricami in mussola degradé richiamando fortemente lo stile puntinista portato in auge dai pittori George Seurat e Paul Signac. Questo capo appartiene alla collezione di Haute Couture dell’autunno inverno del 2012. Nei tratti e nella personalità richiama alla mente l’abito Miss Dior, presentando, però, movimenti diversi.

Altro capo che sviluppa proprio attorno al mondo floreale è un abito bustier da sera in tulle con ricami multicolori, che appartiene alla collezione di Haute Couture della primavera estate del 2013.Dior tulle

Stile che si allontana decisamente da quello romantico di Christian Dior, ma che rimane comunque una delle opere che meglio esprimono il legame tra la Maison Dior ed il mondo Impressionista sotto la direzione artistica di Raf Simons.

Con questo fil rouge tra arte e moda, Raf Simon passa presto dall’impressionismo alla Pop art.

Egli racchiude nella collezione per l’inverno 2013-14 il caro tema della Maison: l’arte, trovando il culmine con le prime opere firmate da Andy Warhol.                          Raf Simons ha ripreso i primi disegni di Warhol e li ha stampati sul bianco immacolato dei suoi abiti.
L’effetto, anche con gli abiti, è di disegni realizzati su un foglio di carta bianca.  Sugli abiti disegni di fiori, volti femminili e persino una scarpetta, chiaro rimando alle “golden shoes“, le scarpe d’oro disegnate da Warhol nel 1955, ispirazione dell’intera collezione.warhol e diorraf-simons-dior-andy-warhol

Anche per gli accessori della collezione Dior, Simons stampa dei vecchi disegni di Andy Warhol ai suoi inizi: delle scarpette stilizzate multicolore, dalla linea allungata, vagamente sixties.

Simons ha scelto di usare stampe e ricami rappresentanti i motivi ricorrenti disegnati da Warhol: scarpe, fiori, occhi e figure di donna. Il suo stile lineare si sposa perfettamente con la ricercatezza dei disegni dell’artista, che allo stesso tempo adornano ed arricchiscono con colori accesi abiti ed accessori. Vere e proprie opere d’arte le borse  della linea Lady Dior, decorate con i fini schizzi dell’artista.

Cosa dire di più, se non che Dior non smetterà mai di stupirci? Per alleggerire il tutto vi lascio qui di seguito l’intera sfilata: Christian Dior collezione Autunno/Inverno 2013/2014-Paris Fashion Week. Buona visione!

L’impressionismo di Christian Dior.

“La Moda non può esistere senza fondamenta”, è la nota affermazione di Christian Dior che calza a pennello per tutto il suo lavoro creativo. Perché? Beh, perché tutte le sue collezioni si fondano sulle solide basi di una delle correnti artistiche più conosciute: l’impressionismo.

L’Impressionismo è un movimento artistico nato in Francia, a Parigi, nella seconda metà dell’Ottocento, precisamente tra il 1860 e il 1870 e durato fino ai primi anni del Novecento. Lo stesso impressionismo, come il lavoro stilistico di Dior, attinge a due capisaldi fondamentali: Romanticismo e Realismo, che avevano rotto con la tradizione, introducendo importanti novità:

  • la negazione dell’importanza del soggetto, che portava sullo stesso piano il genere storico, quello religioso e quello profano;
  •  la riscoperta della pittura paesaggistica;
  •  il mito dell’artista ribelle alle convenzioni;
  • l’interesse rivolto al colore piuttosto che al disegno;
  • la prevalenza della soggettività dell’artista, delle sue emozioni che non vanno nascoste o camuffate;

Gli impressionisti dipingevano “all’aria aperta”, con una tecnica rapida che permetteva di completare l’opera in poche ore. Essi volevano riprodurre sulla tela le sensazioni e le percezioni visive che il paesaggio comunicava loro nelle varie ore del giorno e in particolari condizioni di luce, lo studio dal vero del cielo, dell’atmosfera e delle acque. 

Allo stesso modo Christian Dior ha sempre cercato di trasporre le sue emozioni sulle sue opere d’arte di tessuto, soprattutto le sensazioni che gli ambienti naturali della sua infanzia a Granville hanno saputo rivelargli. Christian Dior è infatti cresciuto in una villa a Granville immersa nella natura; la sua infanzia a Granville ha lasciato il segno sulla sua vita creativa.

Ricollegandoci al concetto di arte e cercando di spiegare l’importanza che questa ha avuto nella carriera e nella vita di Dior è importante parlare, quindi,  della contaminazione che c’è tra il mondo Impressionista e lo stilista. E’ un legame che si evince fortemente dalla produzione dell’artista. In modo particolare tale unione è visibile grazie alla presenza dei fiori in numerosi abiti. Non a caso Dior annuncia: 

“Dopo la donna, i fiori sono la cosa più incantevole che Dio abbia dato al mondo.”

E’ proprio grazie a questo amore spassionato verso la natura, i fiori, il paesaggio idilliaco che Dior riesce a creare capi ricercati, suggestivi e mai banali. Del resto, ogni donna amerebbe trasformarsi in un candido tappeto floreale.

Splendido esempio è l’abito Muguet, realizzato in organza di cotone biancaadornato con campanule di mughetto, appartenente alla collezione di Haute Couture della primavera estate del 1957.

Quest’abito è tanto etereo quanto solenne, non risulta eccessivo, nonostante l’abbondanza delle decorazioni che, però, sono estremamente bilanciate grazie a necessarie distanze poste tra le une e le altre.

abito 2Altra opera maestra portavoce di questo legame tra lo stilista e la corrente impressionista è Miss Dior: abito corto da sera con ricami floreali creato all’interno della collezione di Haute Couture della primavera estate del 1949. Questo capo è un tripudio di colore, dei toni tenui e del fiore in moda. È elegante, sinonimo di gioia ed è perfetto nelle sue linee. Guardandolo viene sicuramente in mente uno dei quadri di Monet.

Abito diverso ma comunque esponente del rapporto tra Dior e l’Impressionismo, è “Brahms”, realizzato in organza blu ardesia, presenta fiori rossi, blu e bianchi stampati; questo appartiene alla collezione di Haute Couture della primavera estate 1950.abito 4

Abiti a balze in tulle e raso e gonne ampie dalla vita stretta, che esaltavano le curve femminili ispirandosi alle corolle e ai gambi dei fiori, sono i simboli con cui Dior ha rivoluzionato la moda rendendo omaggio ai grandi maestri dell’Impressionismo francese. La “donna-fiore” degli impressionisti appare per la prima volta nella moda di metà Novecento con il New Look introdotto da Christian Dior.

Il famoso stilista e i suoi eredi hanno esplorato il concetto di queste linee, arricchendole con reinterpretazioni delle mode dell’epoca Impressionista. Stiamo parlando di numerosi rigonfiamenti e balze degli abiti in crinolina ritratti da Claude Monet in ”Le déjeuner sur l’herbe”, ripresi in un sontuoso abito in velo blu che riprende l’opera ”Ninfee” di Monet o ancora in tre abiti colorati che richiamano l’opera d’arte di Marie Bracquemond , ossia “Trois femmes aux ombrelles“.

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Sulla sinistra “Ninfee” di Monet e sulla destra abito Dior in organza blu ispirato all’opera

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Sulla sinistra abiti Dior ispirati all’opera sulla destra di Bracquemond- “Trois femmes aux ombrelles”

 

Altro abito che riprende lo stile delle donne d’epoca dell’impressionismo è sicuramente “Rose de France” del 1956 di Dior, che invoca sicuramente l’opera famosissima di Auguste Renoire, ossia “Roses mousseuses” del 1890.

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Sulla sinistra abito Dior “Rose de France” ispirato al quadro “Roses mousseuses” di Renoire

 

Si possono chiaramente scorgere sull’abito in taffetà (tessuto pregiato di seta, denso e rigido) la stessa palette colori del quadro di Renoire, nonchè le stesse identiche rose. E’ in questo modo che Christian Dior decide di rendere omaggio all’Impressionismo e ad alcuni degli artisti più famosi che ne facevano parte. Fuoriescono degli abiti incantevoli, spiccatamente romantici.

Dior è un ottimo esempio di binomio arte-moda e continua ad esserlo proprio come Maison anche sotto la direzione artistica di Raf Simons, stilista belga del 1968, che continua a portare avanti l’eccelso lavoro della casa di moda, valorizzando marcatamente gli aspetti legati all’arte.

 

The Assassination of Gianni Versace: la serie tv del momento.

Eccoci immersi in un nuovo format, quello delle news!

Oggi il sipario si apre niente che meno con una delle serie tv più attese del nuovo anno, visibile su Fox Crime : the assassination of Gianni Versace ,sul quale ho incentrato un intero articolo dal punto di vista della moda e dell’arte. Ed è proprio per questo che vi consiglio tale serie tv per sapere di più sulla vita dello stilista e la sua tragica scomparsa, soprattutto se amate le serie criminal mind.

Il cast è vastissimo. Vi appaiono:

  • Ricky Martin nei panni di Antonio D’amico, compagno storico di Versace.
  • Penélope Cruz nei panni di Donatella Versace.
  • Edgar Ramirez nei panni di Gianni Versace.
  • Darren Criss nei panni del killer Andrew Cunanan.

La seconda stagione di American Crime Story (The assassination of Gianni Versace) racconta e ripercorre quel tragico 15 luglio 1997, in cui il giovane killer Andrew Cunanan raggiunse Versace fuori dalla sua villa di Miami – chiamata Casa Casuarina – per ucciderlo.

Ma bando alle ciance, vi auguro una buona visione!

Gianni Versace: il talentuoso stilista che ha creato splendidi abiti, rielaborando famose opere d’arte.

Tutta la magia inizia in una piccola sartoria di paese, la sartoria di famiglia, dove già da piccolissimo Versace ama lavorare accanto a sua madre; quando si dice “nascere con la camiciae in questo caso, forse, Gianni non ci era solo nato ma l’aveva direttamente progettata e cucita.

Tutto questo fino al 1972, quando il neo-stilista a soli 25 anni decide che la sua piccola realtà non basta. Così, il 5 Febbraio dello stesso anno Gianni Versace decide di trasferirsi a Milano dove, grazie a diverse collaborazioni, lo stilista inizia a farsi conoscere nell’ambiente della moda. Finchè nel 1976 Santo Versace, fratello maggiore di Gianni, lo raggiunge a Milano e i due fratelli decidono di aprire un’azienda che porti il nome del giovane modista.

La prima collezione di Versace sfila nel Marzo del 1978, riscuotendo un grandissimo consenso da parte del pubblico.

  • Audacia
  • Anticonformismo
  • Caparbietà

sono le keywords del successo di Versace, che fa della sua linea una delle griffe italiane più amate nel mondo, seguita e indossata da tutti. L’obiettivo tanto ambito diventa finalmente realtà.

Ma del resto tutto ciò poteva già dedursi dal logo dell’azienda. Non a caso,infatti, Versace sceglie di rappresentare la sua immagine con la “Medusa“, nota figura della mitologia greca con il potere di pietrificare chiunque incontrasse il suo sguardo. Quello di Versace è uno stile che,allo stesso modo, ha stregato e continua a sedurre ciascuno di noi. “Chi si innamora della Medusa non ha scampo“; così Gianni Versace parlava del marchio. Con la scelta della Medusa,Versace, ha voluto rappresentare il concetto che chiunque   indossasse un suo capo o,semplicemente, guardasse la bellezza delle sue vetrine rimanesse cristallizzato e  non potesse più tornare indietro. Il fashion designer ci ha visto lungo sin da subito.

Del resto è impossibile non rimanere incantati dinanzi alla maestria, l’originalità e la passione che Versace ha sempre riposto nelle sue creazioni; nell’uso sapiente  di tessuti, decori, fogge e accessori ispirati spesso alla Grecia classica. (Non a caso la scelta della Medusa). Difatti nelle sue creazioni si fondono suggestioni tra le più disparate, a partire dalle memorie classiche arrivate direttamente dalla Grecia antica o dalla Roma imperiale. Versace è nato e cresciuto immerso nell’arte e per questo ha sviluppato dentro di sé un’anima classica molto forte,oserei dire sviscerale. “Reggio è il regno dove è cominciata la favola della mia vita: la sartoria di mi madre, la boutique d’Alta Moda. Il luogo dove, da piccolo, cominciai ad apprezzare l’Iliade, l’Odissea e l’Eneide; dove ho cominciato a respirare l’arte della Magna Grecia“. Così si legge tra i cenni biografici dello stilista. L’Italia, i mosaici, le terme romane e le sculture fanno quindi parte del suo background. E’ proprio da qui che derivano alcune delle sue più famose ideazioni. Si pensi ai sandali alla schiava drappeggiati, ritornati di moda proprio nella collezione “primavera-estate 2017”.

Da sempre, quindi, il guru della moda ha attinto da tutto il panorama della storia dell’arte, che ha influenzato notevolmente le sue scelte stilistiche. La particolarità del suo stile vive, infatti, nella libera mescolanza di elementi decorativi di epoche artistiche opposte, dalla Magna Grecia al Rinascimento, dal Barocco alla Pop Art, la tradizione con l’innovazione pop. Gianni Versace amava l’arte e la moda e per entrambe viveva dedicandosi appieno. Ragion per cui il genio della moda ha da sempre posseduto un’ottima intesa creativa con numerosi e fra i maggiori artisti contemporanei. “Sono in contatto con molti artisti […]. Mi piace capirli, lavorare con loro a certi progetti“. Uno di questi artisti è sicuramente Luigi Veronesi, con il quale Versace ha collaborato nell’allestimento di “Josephslegende” di Richard Strauss alla scala di Milano, per cui hanno realizzato abiti e costumi.

Ma tanto vasta è la cultura artistica dello stilista, quanto la sua fantasia che gli permette di ri-creare, reinterpretare con i suoi occhi e la sua mente le più disparate e famose opere d’arte della storia. Del resto, come può una mente geniale come quella di Versace limitarsi a prendere un quadro e copiarlo su un vestito? Tant’è che in una mostra a Milano esibì una rivisitazione di Pablo Picasso, presentando un abito interamente nero, puntando tutto sui tagli e sulle forme.

Quando gli capitò di affrontare Kandinskij, Versace elaborò un abito partendo dalle opere dell’artista ma continuando in nuove forme e nuovissimi colori, realizzati con l’ausilio del computer.

Sulla sinistra abito firmato Gianni Versace ispirato alla famosa opera d’arte “Composizione VII” di Vasilij Kandinskij.

Le notti di Kandinskij 2 ottobre 1989- Versace su Milano 3 ottobre 1992 – credits Giovanni Gastel.

In copertina: DONNA n° 98 ottobre 1989 LE NOTTI DI KANDINSKIJ Jenny Brunt – credits Giovanni Gastel.

Importantissime e conosciute sono le creazioni ispirate alla Pop Art.

Gianni Versace dopo una sfilata del 1991 a Los Angeles. Nella foto super top-model Naomi Campbell, Cindy Crawford, Helena Christensen, Carla Bruni e Claudia Schiffer.

Collezione pop art, Gianni Versace 1991, ispirato alla famosa opera “Dittico di Marily” – 1962 di Andy Warhol.

Con sguardo attento si può notare l’ironia di tale collezione, che lascia strada a rielaborazioni di sorprendente modernità, accostamenti insoliti e provocatori.L’affinità artistica più consona a tutto ciò è sicuramente quella con Andy Warhol Creativi,provocatori voyeurs e attenti agli aspetti commerciali del loro mestiere. I modelli Pop Art di Gianni Versace trasmettono il sensazionalismo che ricordano le azioni “impertinenti” di Warhol. Nella celebre collezione ispirata alla corrente artistica vissuta anche dall’artista Andy Warhol, si possono notare i tipici colori sgargianti e uniformi, il viso della nota Marilyn Monroe isolato, manipolato, ingigantito o rimpicciolito e riprodotto in serie, sottoponendolo ad un ulteriore attenzione da parte del pubblico.

 

Abito firmato Gianni Versace ispirato all’opera “Steel Fish” – 1934 appartenente al genere dell’arte cinetica di Alexander Calder.

Nota è anche la collaborazione con lo scultore Alexander Calder. Lo stilista ha tradotto i suoi modelli in veri e proprie sculture animate, che si muovono e prendono forma,realizzando abiti ariosi e traslucidi, anche un po’ trasparenti, sui quali sono dipinte le forme geometriche e i fili di Calder. Così le opere di Calder non sono solo appesi ad un soffitto, ma danzano su chiffon di seta senza spalline.

 

 

Analogamente, reinterpretando l’artista Sonia Delaunay, Versace è capace di mediare tra le idee dell’artista con le brillanti invenzioni tessili, catturando l’essenza nel desiderio di vedere la loro arte tradotta in un abbigliamento fatto per essere spettacolo. 

Tali collaborazioni palesano quanto Versace amasse accostare i suoi abiti e le opere degli artisti contemporanei poc’anzi citati, e dimostrando che “la Moda è Arte e l’Arte collabora con la Moda“. Gli anni ’80 sono stati ricchissimi e un terreno fertile per l’esuberante creatività di Gianni Versace che lancia nell’ambiente della moda nuovi materiali: pelle trattata e colorata utilizzata come tessuto, maglie metalliche , coloratissime sete stampate e i motivi geometrici. Gli anni ’90,invece, sottolineano l’audacia dello stilista che senza filtri porta in passerella lo stile sado maso tutto pelle e spille e nude look indossato da super top-model.

Versace ha da sempre avuto voglia di esplorare nuovi territori in chiave moderna; proprio come ha fatto con l’arte. Quest’ultima,sempre presente nella quotidianità di Gianni, si riversa nella sua moda con naturalezza. Non a caso visita una mostra di Kolo Moser al padiglione dell’arte contemporanea e trasferisce su un cappotto la lezione della Secessione Viennese.

Tutto diventa abito, creazione. Tutto diventa moda.

Possiamo concludere dicendo che quella di Versace era ed è ancora oggi, anche dopo la sua morte, una moda che si colloca al limite tra passato e presente, tra il lusso che richiama l’Haute-Couture e la praticità del quotidiano, tra il virtuosismo dell’arte classica e antica e la forza e l’audacia dei colori vivaci dell’arte contemporanea.

Yves Saint Laurent: un mix di moda e arte.

Continuiamo il nostro viaggio nell’arte e nella moda parlando, oggi, di uno degli stilisti più conosciuti e famosi del XX secolo che ha saputo fare della moda un’arte e viceversa. Parliamo del celebre Yves Saint Laurent, il quale a partire dalla seconda metà del Novecento ha rivoluzionato il modo di vestire delle donne e ha fatto della passione per l’arte, la cifra stilistica delle sue collezioni.

Ma chi è Yves Henri Donat Mathieu Saint Laurent? 

Laurent nasce il primo Agosto del 1936 a Orano, nell’Algeria francese. A soli 18 anni si trasferisce a Parigi per inseguire la sua passione, dove vince il concorso Segretariato Internazionale della Lana, disegnando un abito da cocktail nero con scollatura asimmetrica. Dalla metà degli anni 50 entra a far parte della maison Dior prendendo il posto dello stilista. Pochi anni più tardi, Yves apre la sua maison di Haute Couture in collaborazione con Pierre Bergé : siamo nel 1962, anno in cui il giovane stilista spicca il volo.  La sua prima collezione sfila il 29 Gennaio dello stesso anno e, successivamente, porta in passerella la sua prima rivisitazione, il caban in versione femminile.

Di fatti le parole chiavi della sua notorietà sono proprio:

  • Rivisitazione
  • Rivoluzione 
  • Inversione dei punti di vista
  • Innovazione

Ma perchè? Yves comprende che nella moda femminile vi è bisogno di freschezza, originalità, così  inizia a creare dei modelli mai visti prima dando vita alla donna moderna, emancipata ed indipendente.  Ecco che nel 1966 arriva il suo capo icona: lo smoking da donna, con il quale conferisce definitivamente il potere alle donne. Laurent non è stato il primo a portare nella moda femminile pezzi “rubati” nel guardaroba maschile; ciò che aveva di rivoluzionario però, era far cambiare identità a questi elementi. Per di più l’esteta fu anche il primo ad introdurre i tessuti animalier nelle collezioni e a far sfilare modelle di colore

Non solo Acuto, brillante ed indimenticabile…anche amante dalla cultura e dell’arte. Sarà proprio l’arte ad ispirarlo, tanto da imporsi di progettare i suoi modelli come vere e proprie tele bianche, sulle quali trasferire opere esistenti. Lo stilista apre così un dialogo diretto tra il suo amore per l’arte e una personale interpretazione sulle sue creazioni sartoriali. Gli artisti e i quadri che tanto ama, non vengono semplicemente trasposti su vari tessuti, ma gli danno lo spunto per reinventare un linguaggio: il suo.

Per questo negli abiti firmati Yves Saint Laurent troviamo i quadri di Mondrian, le opere di Picasso , le oasi di Matisse etc. Nel 1965 si assiste al primo tributo artistico di Saint Laurent che riprende l’essenzialità delle linee di Mondrian con una collezione interamente dedicata all’artista. Tale collezione è il primo esempio di come lo stilista sia riuscito a tradurre una tela sulla stoffa. Precisione nelle linee, rispetto delle forme geometriche e del colore che prendono vita sul corpo della donna.

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Riproduzione su stoffa del quadro “Composizione in rosso, blu e giallo” di Piet Mondrian-1930

Così rende omaggio a Pier Mondrian e alla sua pittura neoplasticista con il suo abito a trapezio. Lungo fino al ginocchio, da giorno, smanicato ed in lana, il vestito propone tre colori combinati con il bianco ed il nero enfatizzando così lo stile pittorico dell’artista e l’abilità sartoriale di Yves. Obiettivo è quello di esaltare il minimalismo di colori e geometrie ponendo enfasi sui limiti verticali dell’abito e proponendo al proprio pubblico una nuova forma d’arte: la op art.

Nel 1967 crea la Pop Art collection che, con i suoi prestiti da Wasselmann, rompe definitivamente le barriere tra arte e moda, secondo lo spirito di Andy Warhol. Yves Saint Laurent si lascia sedurre dalle silhouette bidimensionali di Wesselmann, trasformandole in figure piene, corpose, seducenti come non mai.

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Il pittore americano Tom Wesselmann è la scelta di Yves Saint Laurent. I celebri nudi pop e i volti di donna diventano stampe a tutto campo sugli abiti. Oprera “nude no.1”

Abiti da sera eleganti o vestiti da giorno fin sopra il ginocchio ritraggono tematiche ricorrenti (nudi, volti) in un linguaggio, vicino alla poetica pop, che abbina spesso oggetti reali a un illusionismo pittorico, trattato con campiture piatte.

Negli anni ottanta sono il cubismo di Picasso, i colori di Van Gogh e Matisse a dominare le sue creazioni, con dettagli singoli, come gli uccelli di Braque, oppure con vere esplosioni di colore, come sulle giacche riempite di iris e girasoli. 

Saint Laurent sperimenta ancora giochi di colore nel 1980 con “Le robes Matisse” caratterizzata della violenza tipica dei movimenti fauvisti su tessuto.

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Abito da sera  firmata Yves Saint Laurent che riporta l’opera “La gerbe”- 1953 di Henri Matisse.

Colori sgargianti e unici come il rosso,il verde, l’arancio e il blu vengono riportati sulla lunga gonna di un abito da sera. Sono i colori del noto quadro “La gerbe” di Matisse del 1953.

Nel 1988 l’omaggio a Picasso: una costruzione di giacche portate su gonne nere dalle linee essenziali. 

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Cappa di Yves Saint Laurent che riporta l’opera “mandolino e chitarra”- 1924 di Pablo Picasso.

I fianchi, l’arabesque della vita, vengono evidenziati attraverso i contorni della chitarra che aiuta a far esplodere la musicalità del corpo femminile.

Ma le giacche che disegna non rendono omaggio solo a Picasso, anche agli iris e ai girasoli di Van Gogh, ai paesaggi tranquilli di Monet e agli uccelli di Braque

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Giacca firmata Yves Saint Laurent che riporta l’opera “Iris” di Vincent van Gogh.

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Giacca firmata Yves Saint Laurent che riporta l’opera “Girasoli” di Vincent van Gogh – 1888/89

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Giacca firmata Yves Saint Laurent che riporta l’opera “Ninfee” di Claude Monet.

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Cappa firmata Yves Saint Laurent che riporta l’opera “due uccelli su fondo blu” di Georges Braque – 1963.

Gli abiti firmati Yves Saint Laurent portano un importante significato con sé, quello di sapere fare della moda un’arte. Acuto, elegante, indimenticabile, è lui l’artefice dello stile chic-moderno, riscrivendo così la storia couture .

La prima mostra a lui dedicata ha avuto luogo nel 1983 al MoMA di New York, uno dei templi dell’arte contemporanea mondiale, e ha sancito così il suo rango di artista a tutti gli effetti. Del resto non poteva essere altrimenti per una persona follemente innamorata dell’arte di ogni epoca e stile.

 

 

Schiaparelli e Dalì: la coppia surrealista.

Chi non ha mai sentito parlare del famosissimo rosa Schiaparelli? Oggi parleremo proprio dell’inventrice di questo colore e delle sue svariate collaborazioni con la comunità artistica del suo periodo. 

La Schiaparelli nasce a Roma il 10 settembre 1890 ma è a Parigi che entra in stretto contatto con l’ambiente della moda dell’epoca. La stessa Schiaparelli ammette che il colpo di fulmine per la moda sia avvenuto dopo una sua visita, assieme a un’amica, all’atelier di Paul Poiret in Faubourg Saint-Honoré. Da qui inizia la sua storia tutt’altro che usuale: il contatto con l’ambiente artistico surrealista e l’amicizia con gli intellettuali  la porterà ad aprire la propria Maison nel 1934 e a essere la creatrice di moda più in vista del periodo tra le due guerre, generando l’invidia anche di Coco Chanel.

E’ proprio con diversi artisti che Elsa Schiaparelli avvia numerose collaborazioni, uno tra cui è il celebre Salvatore Dalì il surrealista per eccellenza che, forse più di altri, ha collaborato con la creatrice di moda disegnando tessuti, abiti, accessori. 

  • Estetica audace
  • amore per il classicismo
  • sovversione dei canoni

Questi sono solo tre dei punti di contatto tra due delle figure artistiche più controverse del ventesimo secolo. Dietro la creatività che li univa c’era, oltretutto, un accordo reciprocamente vantaggioso: “Hanno assolutamente riconosciuto il genio dell’altro e hanno avuto un profondo rispetto” ha dichiarato Hank Hine, direttore del Dalì Musem. Al centro della loro collaborazione vi era, sicuramente, la volontà e l’audacia di creare qualcosa di nuovo, mai visto prima d’ora. E ci sono riusciti.

Nel 1935, infatti, la fashion designer e l’artista più irriverenti tra le due guerre mondiali, vengono celebrati insieme per la prima volta, dalla primissima collaborazione per la stampa di un giornale, alla bottiglia del profumo Schiaparelli Le Roi Soleil disegnata da Dalì. 

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Flacone di Salvador Dalì per il profumo Roy Soleil di Elsa Schiaparelli

 

Non solo, a Lui, in particolar modo, si deve il disegno dell’aragosta che si può trovare sia su un abito da sera sia come manico di una borsa; l’abito con i cassetti, che riprende la scultura Venere con i cassetti del 1936 e il famoso cappello con la scarpa. 

 

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Wallis Simpson venne fotografata per Vogue con indosso il Lobster Dress.

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L’abito “Aragosta” nati dalla collaborazione tra Elsa Schiaparelli e  Dalì – 1937.
 

 

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Abito con cassetti, Schiaparelli ispirato alla celebre Venere Di Milo, Dalì – 1936.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Cappello a forma di scarpa, Schiaparelli – 1936.

 

Grande fu la collaborazione tra i due, tanto da dar vita ad una mostra nel 2003. La mostra Shocking! The Art and Fashion of Elsa Schiaparelli al Philadelphia Museum of Art (il museo che possiede la più grande collezione di archivio dei suoi abiti) analizza tutto il rapporto tra il pittore e le creatrice di moda, inserendo anche lavori interpretati da Bertrand Guyon, attuale direttore creativo del marchio, oggi di proprietà del gruppo di Diego Della Valle.