Gianni Versace: il talentuoso stilista che ha creato splendidi abiti, rielaborando famose opere d’arte.

Tutta la magia inizia in una piccola sartoria di paese, la sartoria di famiglia, dove già da piccolissimo Versace ama lavorare accanto a sua madre; quando si dice “nascere con la camiciae in questo caso, forse, Gianni non ci era solo nato ma l’aveva direttamente progettata e cucita.

Tutto questo fino al 1972, quando il neo-stilista a soli 25 anni decide che la sua piccola realtà non basta. Così, il 5 Febbraio dello stesso anno Gianni Versace decide di trasferirsi a Milano dove, grazie a diverse collaborazioni, lo stilista inizia a farsi conoscere nell’ambiente della moda. Finchè nel 1976 Santo Versace, fratello maggiore di Gianni, lo raggiunge a Milano e i due fratelli decidono di aprire un’azienda che porti il nome del giovane modista.

La prima collezione di Versace sfila nel Marzo del 1978, riscuotendo un grandissimo consenso da parte del pubblico.

  • Audacia
  • Anticonformismo
  • Caparbietà

sono le keywords del successo di Versace, che fa della sua linea una delle griffe italiane più amate nel mondo, seguita e indossata da tutti. L’obiettivo tanto ambito diventa finalmente realtà.

Ma del resto tutto ciò poteva già dedursi dal logo dell’azienda. Non a caso,infatti, Versace sceglie di rappresentare la sua immagine con la “Medusa“, nota figura della mitologia greca con il potere di pietrificare chiunque incontrasse il suo sguardo. Quello di Versace è uno stile che,allo stesso modo, ha stregato e continua a sedurre ciascuno di noi. “Chi si innamora della Medusa non ha scampo“; così Gianni Versace parlava del marchio. Con la scelta della Medusa,Versace, ha voluto rappresentare il concetto che chiunque   indossasse un suo capo o,semplicemente, guardasse la bellezza delle sue vetrine rimanesse cristallizzato e  non potesse più tornare indietro. Il fashion designer ci ha visto lungo sin da subito.

Del resto è impossibile non rimanere incantati dinanzi alla maestria, l’originalità e la passione che Versace ha sempre riposto nelle sue creazioni; nell’uso sapiente  di tessuti, decori, fogge e accessori ispirati spesso alla Grecia classica. (Non a caso la scelta della Medusa). Difatti nelle sue creazioni si fondono suggestioni tra le più disparate, a partire dalle memorie classiche arrivate direttamente dalla Grecia antica o dalla Roma imperiale. Versace è nato e cresciuto immerso nell’arte e per questo ha sviluppato dentro di sé un’anima classica molto forte,oserei dire sviscerale. “Reggio è il regno dove è cominciata la favola della mia vita: la sartoria di mi madre, la boutique d’Alta Moda. Il luogo dove, da piccolo, cominciai ad apprezzare l’Iliade, l’Odissea e l’Eneide; dove ho cominciato a respirare l’arte della Magna Grecia“. Così si legge tra i cenni biografici dello stilista. L’Italia, i mosaici, le terme romane e le sculture fanno quindi parte del suo background. E’ proprio da qui che derivano alcune delle sue più famose ideazioni. Si pensi ai sandali alla schiava drappeggiati, ritornati di moda proprio nella collezione “primavera-estate 2017”.

Da sempre, quindi, il guru della moda ha attinto da tutto il panorama della storia dell’arte, che ha influenzato notevolmente le sue scelte stilistiche. La particolarità del suo stile vive, infatti, nella libera mescolanza di elementi decorativi di epoche artistiche opposte, dalla Magna Grecia al Rinascimento, dal Barocco alla Pop Art, la tradizione con l’innovazione pop. Gianni Versace amava l’arte e la moda e per entrambe viveva dedicandosi appieno. Ragion per cui il genio della moda ha da sempre posseduto un’ottima intesa creativa con numerosi e fra i maggiori artisti contemporanei. “Sono in contatto con molti artisti […]. Mi piace capirli, lavorare con loro a certi progetti“. Uno di questi artisti è sicuramente Luigi Veronesi, con il quale Versace ha collaborato nell’allestimento di “Josephslegende” di Richard Strauss alla scala di Milano, per cui hanno realizzato abiti e costumi.

Ma tanto vasta è la cultura artistica dello stilista, quanto la sua fantasia che gli permette di ri-creare, reinterpretare con i suoi occhi e la sua mente le più disparate e famose opere d’arte della storia. Del resto, come può una mente geniale come quella di Versace limitarsi a prendere un quadro e copiarlo su un vestito? Tant’è che in una mostra a Milano esibì una rivisitazione di Pablo Picasso, presentando un abito interamente nero, puntando tutto sui tagli e sulle forme.

Quando gli capitò di affrontare Kandinskij, Versace elaborò un abito partendo dalle opere dell’artista ma continuando in nuove forme e nuovissimi colori, realizzati con l’ausilio del computer.

Sulla sinistra abito firmato Gianni Versace ispirato alla famosa opera d’arte “Composizione VII” di Vasilij Kandinskij.

Le notti di Kandinskij 2 ottobre 1989- Versace su Milano 3 ottobre 1992 – credits Giovanni Gastel.

In copertina: DONNA n° 98 ottobre 1989 LE NOTTI DI KANDINSKIJ Jenny Brunt – credits Giovanni Gastel.

Importantissime e conosciute sono le creazioni ispirate alla Pop Art.

Gianni Versace dopo una sfilata del 1991 a Los Angeles. Nella foto super top-model Naomi Campbell, Cindy Crawford, Helena Christensen, Carla Bruni e Claudia Schiffer.

Collezione pop art, Gianni Versace 1991, ispirato alla famosa opera “Dittico di Marily” – 1962 di Andy Warhol.

Con sguardo attento si può notare l’ironia di tale collezione, che lascia strada a rielaborazioni di sorprendente modernità, accostamenti insoliti e provocatori.L’affinità artistica più consona a tutto ciò è sicuramente quella con Andy Warhol Creativi,provocatori voyeurs e attenti agli aspetti commerciali del loro mestiere. I modelli Pop Art di Gianni Versace trasmettono il sensazionalismo che ricordano le azioni “impertinenti” di Warhol. Nella celebre collezione ispirata alla corrente artistica vissuta anche dall’artista Andy Warhol, si possono notare i tipici colori sgargianti e uniformi, il viso della nota Marilyn Monroe isolato, manipolato, ingigantito o rimpicciolito e riprodotto in serie, sottoponendolo ad un ulteriore attenzione da parte del pubblico.

 

Abito firmato Gianni Versace ispirato all’opera “Steel Fish” – 1934 appartenente al genere dell’arte cinetica di Alexander Calder.

Nota è anche la collaborazione con lo scultore Alexander Calder. Lo stilista ha tradotto i suoi modelli in veri e proprie sculture animate, che si muovono e prendono forma,realizzando abiti ariosi e traslucidi, anche un po’ trasparenti, sui quali sono dipinte le forme geometriche e i fili di Calder. Così le opere di Calder non sono solo appesi ad un soffitto, ma danzano su chiffon di seta senza spalline.

 

 

Analogamente, reinterpretando l’artista Sonia Delaunay, Versace è capace di mediare tra le idee dell’artista con le brillanti invenzioni tessili, catturando l’essenza nel desiderio di vedere la loro arte tradotta in un abbigliamento fatto per essere spettacolo. 

Tali collaborazioni palesano quanto Versace amasse accostare i suoi abiti e le opere degli artisti contemporanei poc’anzi citati, e dimostrando che “la Moda è Arte e l’Arte collabora con la Moda“. Gli anni ’80 sono stati ricchissimi e un terreno fertile per l’esuberante creatività di Gianni Versace che lancia nell’ambiente della moda nuovi materiali: pelle trattata e colorata utilizzata come tessuto, maglie metalliche , coloratissime sete stampate e i motivi geometrici. Gli anni ’90,invece, sottolineano l’audacia dello stilista che senza filtri porta in passerella lo stile sado maso tutto pelle e spille e nude look indossato da super top-model.

Versace ha da sempre avuto voglia di esplorare nuovi territori in chiave moderna; proprio come ha fatto con l’arte. Quest’ultima,sempre presente nella quotidianità di Gianni, si riversa nella sua moda con naturalezza. Non a caso visita una mostra di Kolo Moser al padiglione dell’arte contemporanea e trasferisce su un cappotto la lezione della Secessione Viennese.

Tutto diventa abito, creazione. Tutto diventa moda.

Possiamo concludere dicendo che quella di Versace era ed è ancora oggi, anche dopo la sua morte, una moda che si colloca al limite tra passato e presente, tra il lusso che richiama l’Haute-Couture e la praticità del quotidiano, tra il virtuosismo dell’arte classica e antica e la forza e l’audacia dei colori vivaci dell’arte contemporanea.

Yves Saint Laurent: un mix di moda e arte.

Continuiamo il nostro viaggio nell’arte e nella moda parlando, oggi, di uno degli stilisti più conosciuti e famosi del XX secolo che ha saputo fare della moda un’arte e viceversa. Parliamo del celebre Yves Saint Laurent, il quale a partire dalla seconda metà del Novecento ha rivoluzionato il modo di vestire delle donne e ha fatto della passione per l’arte, la cifra stilistica delle sue collezioni.

Ma chi è Yves Henri Donat Mathieu Saint Laurent? 

Laurent nasce il primo Agosto del 1936 a Orano, nell’Algeria francese. A soli 18 anni si trasferisce a Parigi per inseguire la sua passione, dove vince il concorso Segretariato Internazionale della Lana, disegnando un abito da cocktail nero con scollatura asimmetrica. Dalla metà degli anni 50 entra a far parte della maison Dior prendendo il posto dello stilista. Pochi anni più tardi, Yves apre la sua maison di Haute Couture in collaborazione con Pierre Bergé : siamo nel 1962, anno in cui il giovane stilista spicca il volo.  La sua prima collezione sfila il 29 Gennaio dello stesso anno e, successivamente, porta in passerella la sua prima rivisitazione, il caban in versione femminile.

Di fatti le parole chiavi della sua notorietà sono proprio:

  • Rivisitazione
  • Rivoluzione 
  • Inversione dei punti di vista
  • Innovazione

Ma perchè? Yves comprende che nella moda femminile vi è bisogno di freschezza, originalità, così  inizia a creare dei modelli mai visti prima dando vita alla donna moderna, emancipata ed indipendente.  Ecco che nel 1966 arriva il suo capo icona: lo smoking da donna, con il quale conferisce definitivamente il potere alle donne. Laurent non è stato il primo a portare nella moda femminile pezzi “rubati” nel guardaroba maschile; ciò che aveva di rivoluzionario però, era far cambiare identità a questi elementi. Per di più l’esteta fu anche il primo ad introdurre i tessuti animalier nelle collezioni e a far sfilare modelle di colore

Non solo Acuto, brillante ed indimenticabile…anche amante dalla cultura e dell’arte. Sarà proprio l’arte ad ispirarlo, tanto da imporsi di progettare i suoi modelli come vere e proprie tele bianche, sulle quali trasferire opere esistenti. Lo stilista apre così un dialogo diretto tra il suo amore per l’arte e una personale interpretazione sulle sue creazioni sartoriali. Gli artisti e i quadri che tanto ama, non vengono semplicemente trasposti su vari tessuti, ma gli danno lo spunto per reinventare un linguaggio: il suo.

Per questo negli abiti firmati Yves Saint Laurent troviamo i quadri di Mondrian, le opere di Picasso , le oasi di Matisse etc. Nel 1965 si assiste al primo tributo artistico di Saint Laurent che riprende l’essenzialità delle linee di Mondrian con una collezione interamente dedicata all’artista. Tale collezione è il primo esempio di come lo stilista sia riuscito a tradurre una tela sulla stoffa. Precisione nelle linee, rispetto delle forme geometriche e del colore che prendono vita sul corpo della donna.

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Riproduzione su stoffa del quadro “Composizione in rosso, blu e giallo” di Piet Mondrian-1930

Così rende omaggio a Pier Mondrian e alla sua pittura neoplasticista con il suo abito a trapezio. Lungo fino al ginocchio, da giorno, smanicato ed in lana, il vestito propone tre colori combinati con il bianco ed il nero enfatizzando così lo stile pittorico dell’artista e l’abilità sartoriale di Yves. Obiettivo è quello di esaltare il minimalismo di colori e geometrie ponendo enfasi sui limiti verticali dell’abito e proponendo al proprio pubblico una nuova forma d’arte: la op art.

Nel 1967 crea la Pop Art collection che, con i suoi prestiti da Wasselmann, rompe definitivamente le barriere tra arte e moda, secondo lo spirito di Andy Warhol. Yves Saint Laurent si lascia sedurre dalle silhouette bidimensionali di Wesselmann, trasformandole in figure piene, corpose, seducenti come non mai.

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Il pittore americano Tom Wesselmann è la scelta di Yves Saint Laurent. I celebri nudi pop e i volti di donna diventano stampe a tutto campo sugli abiti. Oprera “nude no.1”

Abiti da sera eleganti o vestiti da giorno fin sopra il ginocchio ritraggono tematiche ricorrenti (nudi, volti) in un linguaggio, vicino alla poetica pop, che abbina spesso oggetti reali a un illusionismo pittorico, trattato con campiture piatte.

Negli anni ottanta sono il cubismo di Picasso, i colori di Van Gogh e Matisse a dominare le sue creazioni, con dettagli singoli, come gli uccelli di Braque, oppure con vere esplosioni di colore, come sulle giacche riempite di iris e girasoli. 

Saint Laurent sperimenta ancora giochi di colore nel 1980 con “Le robes Matisse” caratterizzata della violenza tipica dei movimenti fauvisti su tessuto.

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Abito da sera  firmata Yves Saint Laurent che riporta l’opera “La gerbe”- 1953 di Henri Matisse.

Colori sgargianti e unici come il rosso,il verde, l’arancio e il blu vengono riportati sulla lunga gonna di un abito da sera. Sono i colori del noto quadro “La gerbe” di Matisse del 1953.

Nel 1988 l’omaggio a Picasso: una costruzione di giacche portate su gonne nere dalle linee essenziali. 

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Cappa di Yves Saint Laurent che riporta l’opera “mandolino e chitarra”- 1924 di Pablo Picasso.

I fianchi, l’arabesque della vita, vengono evidenziati attraverso i contorni della chitarra che aiuta a far esplodere la musicalità del corpo femminile.

Ma le giacche che disegna non rendono omaggio solo a Picasso, anche agli iris e ai girasoli di Van Gogh, ai paesaggi tranquilli di Monet e agli uccelli di Braque

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Giacca firmata Yves Saint Laurent che riporta l’opera “Iris” di Vincent van Gogh.

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Giacca firmata Yves Saint Laurent che riporta l’opera “Girasoli” di Vincent van Gogh – 1888/89

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Giacca firmata Yves Saint Laurent che riporta l’opera “Ninfee” di Claude Monet.

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Cappa firmata Yves Saint Laurent che riporta l’opera “due uccelli su fondo blu” di Georges Braque – 1963.

Gli abiti firmati Yves Saint Laurent portano un importante significato con sé, quello di sapere fare della moda un’arte. Acuto, elegante, indimenticabile, è lui l’artefice dello stile chic-moderno, riscrivendo così la storia couture .

La prima mostra a lui dedicata ha avuto luogo nel 1983 al MoMA di New York, uno dei templi dell’arte contemporanea mondiale, e ha sancito così il suo rango di artista a tutti gli effetti. Del resto non poteva essere altrimenti per una persona follemente innamorata dell’arte di ogni epoca e stile.