Seconda edizione limitata di “Masters”.

Eccoci qui a continuare il nostro discorso sulla collaborazione dell’anno. Ricordate di chi stiamo parlando, giusto? 

Ma se vi foste dimenticati, non preoccupatevi. Sto parlando della collaborazione tra Jeff Koons e la Maison Vuitton!

Abbiamo compreso che trasformare i quadri del passato in opere decisamente contemporanee sembra essere la specialità di Louis Vuitton e Jeff Koons. Il duo che sposa arte e moda, prêt-à-porter e pittura, giunge alla seconda collaborazione con sei nuovi capolavori da riprodurre sulle borse iconiche della maison.

Dopo il successo della scorsa edizione che aveva tradotto in stampe fashion le tele di Tiziano, da Vinci, Rubens, Fragonard e Van Gogh, arrivano in boutique i nuovi protagonisti della stagione autunno inverno 2017 di “Masters”. (Per chi si fossevperso il passaggio precedente ed è curioso di scoprire la prima edizione, basta tornare indietro di un articolo).

 Dal 27 ottobre le firme di Claude Monet, Francois Boucher, Paul Gauguin, Edouard Manet, Nicolas Poussin e J.m.W. Turner si sommano a quelle della casa di moda e alle iniziali del creativo, che adottano il look del classico motivo Monogram e prendono posto agli angoli della borsa in una speciale versione a rilievo in metallo dorato. Questa volta, per la seconda edizione, Koons e ha scelto:

  1. “Ragazza distesa” di Francois Boucher;
  2. “Terra deliziosa” di Paul Gauguin;
  3. “Colazione sull’erba” di Edouard Manet;
  4. “Ninfee” di Claude Monet;
  5. “Il trionfo di Pan” di Nicolas Poussin.
  6. “Roma antica” di Joseph William Turner

Prima di passare alla galleria, vi lascio ad un video interessantissimo che espone in breve le opere scelte da Koons per Vuitton. Dame in costume, figure mitologiche, giovani polinesiane e monsieur in panciotto strizzano l’occhio, muovono il bacino e si animano sulle note del brano Party People di Vince Staples.  Buona visione!

E’ interessante anche visualizzare questo video e vedere importantissime opere d’arte diventare delle piccole animazioni. Si respira a pieni polmoni l’incontro tra arte e contemporaneità; le quali son poi le parole chiavi della collezione inedita “Masters”. Ma ora passiamo subito alla galleria, per gustarci la seconda nuovissima edizione!

 

RAGAZZA DISTESA – FRANCOIS BOUCHERBOUCHER


TERRA DELIZIOSA –  PAUL GAUGUINGAUGUIN


COLAZIONE SULL’ERBA – EDOUARD MANETMANET

 


NINFEE – CLAUDE MONETMONET NINFEE

 


IL TRIONFO DI PAN –  NICOLAS POUSSINPOUSSIN

 


ROMA ANTICA DI JOSEPH WILLIAM TURNERTURNER

 

 

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Vuitton e Koons fanno un salto nel passato: nasce “Masters”.

Cosa può nascere dall’incontro di una delle Maison più famose al mondo, con uno degli artisti contemporanei più ricercati del momento, se non una collezione unica ed inimitabile nel suo genere?

Sto parlando del celebre artista Jeff Koons e di Louis Vuitton. I protagonisti in questione hanno deciso di collaborare partendo dai maestri del passato e rielaborandone le opere in chiave moderna.

Ma chi è Jeff Koons?

Koons è un artista statunitense noto per le sue opere di gusto kitsch, che illustrano ironicamente l’american way of life e la sua tendenza al consumismo. Viene inoltre considerato un’icona dello stile neo-pop e riconosciuto fra gli artisti più ricchi del mondo. Nel corso della propria carriera, Koons si è espresso attraverso l’utilizzo di un’ampia gamma di tecniche, come ad esempio scultura, pittura, installazioni e fotografia, e l’utilizzo di differenti materiali tra cui pigmenti, plastica, gonfiabili, marmo, metalli e porcellana. L’artista viene generalmente definito erede di Andy Warhol e continuatore della pop art. Altro autore a cui viene generalmente associato è Marcel Duchamp, del quale reinterpreta la tecnica del ready-made.

Forse è proprio per il suo stile esuberante, fresco e controverso che la Maison Vuitton ha deciso di affidargli un’intera collezione, intitolata “Masters”. Vuitton sa sempre come farci rimanere a bocca aperta, ma questa volta ha centrato in pieno l’obiettivo!

Koons, prima di creare la nuovissima collezione, ha deciso di girare in tutti i Musei europei alla ricerca di diverse opere d’arte con cui mettersi in dialogo. Così ha selezionato per la prima edizione di “Masters”:

  1.  “La Gioconda” di Leonardo da Vinci;
  2. “Marte, Venere e Cupido” di Tiziano;
  3. Caccia alla tigre” di Rubens;
  4. Ragazza che gioca col cane” di Jean-Honoré Fragonard;
  5. Campo di grano con cipressi” di Vincent van Gogh.

Le scelte di Koons sono studiate; nulla è lasciato al caso. Secondo l’artista, “La Gioconda” non solo rappresenterebbe Leonardo in tutta la sua essenza di uomo, ma sarebbe diventata l’icona pop più significativa dell’idea stessa di arte. Lo stesso vale per l’opera di Rubens. Sul sito di Louis Vuitton, Koons dice:

“Abbiamo scelto quest’opera perché è potente ed emozionante.”

L’opera del pittore rococo Jean-Honoré Fragonard sembra un compendio perfetto alle produzioni di Koons: smaliziati e irriverenti, entrambi usano immagini infantili muovendosi con disinvoltura fra il grande pubblico.

Ognuno degli accessori porta impresso una delle tele scelte, abbinate ad un richiamo in pelle dell’opera di Koons “Rabbit”. All’esterno, il monogramma LV della Maison si fonde con il JK dell’artista, abbinato al nome dell’autore del quadro scelto. All’interno una sorpresa: stampigliato sul fondo dell’accessorio di pelletteria la biografia dell’autore dell’opera e quella di Koons.

 

 

LA GIOCONDA – DA VINCIDA VINCI

 


MARTE, VENERE E CUPIDO – TIZIANOTITIAN


CACCIA ALLA TIGRE – RUBENSRUBENS

 


RAGAZZA CHE GIOCA COL CANE – JEAN HONORE’ FRAGONARDFRAGONARD

 


CAMPO DI GRANO CON CIPRESSI –  VINCENT VAN GOGHVAN GOGH


Questa edizione limitata super chic ha avuto un successo esorbitante, tanto da condurre Koons e Vuitton ad intraprendere un secondo percorso assieme e dar vita alla seconda edizione di “Masters”. 

Siete curiosi di scoprire quali sono gli artisti scelti da Koons per la nuovissima collezione Masters uscita il 27 ottobre 2017?                                                                                                Beh, allora rimanete sintonizzati… questa sera in uscita la continuazione di “Masters”.

Il “fil rouge” tra Christian Dior e Raf Simons: l’arte.

Ben ritrovati su fashion arttitude!

Nel precedente articolo si è parlato del binomio arte-moda citando la Maison Dior.          Si, esatto, l’intera casa di moda…poiché non è stato solo Christian Dior ad ispirasi alla corrente artistica dell’impressionismo ma, sulle sue orme, anche Raf Simons  ha portato avanti il lavoro di Christian continuando a valorizzare gli aspetti legati all’arte.

Simons approda nel mondo Dior nell’aprile del 2012. Di qui, un’escalation di successi, lo porta a diventare direttore creativo della celebre Maison. Raf accetta con piacere il nuovo incarico, tanto da affermare: 

“Sono lieto di unirmi a questa grandiosa Maison. […] Per me, Christian Dior è sempre stato stato il più grande di tutti gli stilisti. La Maison Dior è simbolo di eleganza assoluta. Ho profondo rispetto per questo unico know-how. Sono totalmente cosciente dell’onore e della responsabilità che mi vengono consegnate oggi come direttore creativo del brand francese più famoso al mondo.” 

Christian Dior non poteva scegliere di meglio! Proprio come lui, Raf Simons è stato da sempre un grandissimo amante dell’arte. Sarà per questo che Raf ha continuato a trasmettere i motivi, le fantasie e le passioni che guidano l’Impressionismo, proprio come fece Dior?

Effettivamente Simons ha mostrato particolare interesse per il periodo creativo che va dal 1947 al 1957 di Christian Dior, periodo in cui si hanno le creazioni che rispecchiano maggiormente il legame che c’è tra lo stilista fondatore della Maison e la corrente Impressionista. Quindi, il novello direttore artistico ha dato una sbirciatina al passato per dar estro alla sua creatività, proponendo creazioni in chiave moderna che profumano proprio di quel decennio in cui i fiori alimentavano le opere di Christian Dior.

Nel recupero della tradizione per orientarla al futuro e renderla contemporanea, Raf Simons crea una rivisitazione dell’abito “Miss Dior“. 

Abito Miss Dior di Raf Simons

Abito “Miss Dior” – Raf Simons

Raf Simons crea questo abito da sera realizzato in organza bianca con ricami in mussola degradé richiamando fortemente lo stile puntinista portato in auge dai pittori George Seurat e Paul Signac. Questo capo appartiene alla collezione di Haute Couture dell’autunno inverno del 2012. Nei tratti e nella personalità richiama alla mente l’abito Miss Dior, presentando, però, movimenti diversi.

Altro capo che sviluppa proprio attorno al mondo floreale è un abito bustier da sera in tulle con ricami multicolori, che appartiene alla collezione di Haute Couture della primavera estate del 2013.Dior tulle

Stile che si allontana decisamente da quello romantico di Christian Dior, ma che rimane comunque una delle opere che meglio esprimono il legame tra la Maison Dior ed il mondo Impressionista sotto la direzione artistica di Raf Simons.

Con questo fil rouge tra arte e moda, Raf Simon passa presto dall’impressionismo alla Pop art.

Egli racchiude nella collezione per l’inverno 2013-14 il caro tema della Maison: l’arte, trovando il culmine con le prime opere firmate da Andy Warhol.                          Raf Simons ha ripreso i primi disegni di Warhol e li ha stampati sul bianco immacolato dei suoi abiti.
L’effetto, anche con gli abiti, è di disegni realizzati su un foglio di carta bianca.  Sugli abiti disegni di fiori, volti femminili e persino una scarpetta, chiaro rimando alle “golden shoes“, le scarpe d’oro disegnate da Warhol nel 1955, ispirazione dell’intera collezione.warhol e diorraf-simons-dior-andy-warhol

Anche per gli accessori della collezione Dior, Simons stampa dei vecchi disegni di Andy Warhol ai suoi inizi: delle scarpette stilizzate multicolore, dalla linea allungata, vagamente sixties.

Simons ha scelto di usare stampe e ricami rappresentanti i motivi ricorrenti disegnati da Warhol: scarpe, fiori, occhi e figure di donna. Il suo stile lineare si sposa perfettamente con la ricercatezza dei disegni dell’artista, che allo stesso tempo adornano ed arricchiscono con colori accesi abiti ed accessori. Vere e proprie opere d’arte le borse  della linea Lady Dior, decorate con i fini schizzi dell’artista.

Cosa dire di più, se non che Dior non smetterà mai di stupirci? Per alleggerire il tutto vi lascio qui di seguito l’intera sfilata: Christian Dior collezione Autunno/Inverno 2013/2014-Paris Fashion Week. Buona visione!

L’impressionismo di Christian Dior.

“La Moda non può esistere senza fondamenta”, è la nota affermazione di Christian Dior che calza a pennello per tutto il suo lavoro creativo. Perché? Beh, perché tutte le sue collezioni si fondano sulle solide basi di una delle correnti artistiche più conosciute: l’impressionismo.

L’Impressionismo è un movimento artistico nato in Francia, a Parigi, nella seconda metà dell’Ottocento, precisamente tra il 1860 e il 1870 e durato fino ai primi anni del Novecento. Lo stesso impressionismo, come il lavoro stilistico di Dior, attinge a due capisaldi fondamentali: Romanticismo e Realismo, che avevano rotto con la tradizione, introducendo importanti novità:

  • la negazione dell’importanza del soggetto, che portava sullo stesso piano il genere storico, quello religioso e quello profano;
  •  la riscoperta della pittura paesaggistica;
  •  il mito dell’artista ribelle alle convenzioni;
  • l’interesse rivolto al colore piuttosto che al disegno;
  • la prevalenza della soggettività dell’artista, delle sue emozioni che non vanno nascoste o camuffate;

Gli impressionisti dipingevano “all’aria aperta”, con una tecnica rapida che permetteva di completare l’opera in poche ore. Essi volevano riprodurre sulla tela le sensazioni e le percezioni visive che il paesaggio comunicava loro nelle varie ore del giorno e in particolari condizioni di luce, lo studio dal vero del cielo, dell’atmosfera e delle acque. 

Allo stesso modo Christian Dior ha sempre cercato di trasporre le sue emozioni sulle sue opere d’arte di tessuto, soprattutto le sensazioni che gli ambienti naturali della sua infanzia a Granville hanno saputo rivelargli. Christian Dior è infatti cresciuto in una villa a Granville immersa nella natura; la sua infanzia a Granville ha lasciato il segno sulla sua vita creativa.

Ricollegandoci al concetto di arte e cercando di spiegare l’importanza che questa ha avuto nella carriera e nella vita di Dior è importante parlare, quindi,  della contaminazione che c’è tra il mondo Impressionista e lo stilista. E’ un legame che si evince fortemente dalla produzione dell’artista. In modo particolare tale unione è visibile grazie alla presenza dei fiori in numerosi abiti. Non a caso Dior annuncia: 

“Dopo la donna, i fiori sono la cosa più incantevole che Dio abbia dato al mondo.”

E’ proprio grazie a questo amore spassionato verso la natura, i fiori, il paesaggio idilliaco che Dior riesce a creare capi ricercati, suggestivi e mai banali. Del resto, ogni donna amerebbe trasformarsi in un candido tappeto floreale.

Splendido esempio è l’abito Muguet, realizzato in organza di cotone biancaadornato con campanule di mughetto, appartenente alla collezione di Haute Couture della primavera estate del 1957.

Quest’abito è tanto etereo quanto solenne, non risulta eccessivo, nonostante l’abbondanza delle decorazioni che, però, sono estremamente bilanciate grazie a necessarie distanze poste tra le une e le altre.

abito 2Altra opera maestra portavoce di questo legame tra lo stilista e la corrente impressionista è Miss Dior: abito corto da sera con ricami floreali creato all’interno della collezione di Haute Couture della primavera estate del 1949. Questo capo è un tripudio di colore, dei toni tenui e del fiore in moda. È elegante, sinonimo di gioia ed è perfetto nelle sue linee. Guardandolo viene sicuramente in mente uno dei quadri di Monet.

Abito diverso ma comunque esponente del rapporto tra Dior e l’Impressionismo, è “Brahms”, realizzato in organza blu ardesia, presenta fiori rossi, blu e bianchi stampati; questo appartiene alla collezione di Haute Couture della primavera estate 1950.abito 4

Abiti a balze in tulle e raso e gonne ampie dalla vita stretta, che esaltavano le curve femminili ispirandosi alle corolle e ai gambi dei fiori, sono i simboli con cui Dior ha rivoluzionato la moda rendendo omaggio ai grandi maestri dell’Impressionismo francese. La “donna-fiore” degli impressionisti appare per la prima volta nella moda di metà Novecento con il New Look introdotto da Christian Dior.

Il famoso stilista e i suoi eredi hanno esplorato il concetto di queste linee, arricchendole con reinterpretazioni delle mode dell’epoca Impressionista. Stiamo parlando di numerosi rigonfiamenti e balze degli abiti in crinolina ritratti da Claude Monet in ”Le déjeuner sur l’herbe”, ripresi in un sontuoso abito in velo blu che riprende l’opera ”Ninfee” di Monet o ancora in tre abiti colorati che richiamano l’opera d’arte di Marie Bracquemond , ossia “Trois femmes aux ombrelles“.

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Sulla sinistra “Ninfee” di Monet e sulla destra abito Dior in organza blu ispirato all’opera

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Sulla sinistra abiti Dior ispirati all’opera sulla destra di Bracquemond- “Trois femmes aux ombrelles”

 

Altro abito che riprende lo stile delle donne d’epoca dell’impressionismo è sicuramente “Rose de France” del 1956 di Dior, che invoca sicuramente l’opera famosissima di Auguste Renoire, ossia “Roses mousseuses” del 1890.

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Sulla sinistra abito Dior “Rose de France” ispirato al quadro “Roses mousseuses” di Renoire

 

Si possono chiaramente scorgere sull’abito in taffetà (tessuto pregiato di seta, denso e rigido) la stessa palette colori del quadro di Renoire, nonchè le stesse identiche rose. E’ in questo modo che Christian Dior decide di rendere omaggio all’Impressionismo e ad alcuni degli artisti più famosi che ne facevano parte. Fuoriescono degli abiti incantevoli, spiccatamente romantici.

Dior è un ottimo esempio di binomio arte-moda e continua ad esserlo proprio come Maison anche sotto la direzione artistica di Raf Simons, stilista belga del 1968, che continua a portare avanti l’eccelso lavoro della casa di moda, valorizzando marcatamente gli aspetti legati all’arte.

 

Gianni Versace: il talentuoso stilista che ha creato splendidi abiti, rielaborando famose opere d’arte.

Tutta la magia inizia in una piccola sartoria di paese, la sartoria di famiglia, dove già da piccolissimo Versace ama lavorare accanto a sua madre; quando si dice “nascere con la camiciae in questo caso, forse, Gianni non ci era solo nato ma l’aveva direttamente progettata e cucita.

Tutto questo fino al 1972, quando il neo-stilista a soli 25 anni decide che la sua piccola realtà non basta. Così, il 5 Febbraio dello stesso anno Gianni Versace decide di trasferirsi a Milano dove, grazie a diverse collaborazioni, lo stilista inizia a farsi conoscere nell’ambiente della moda. Finchè nel 1976 Santo Versace, fratello maggiore di Gianni, lo raggiunge a Milano e i due fratelli decidono di aprire un’azienda che porti il nome del giovane modista.

La prima collezione di Versace sfila nel Marzo del 1978, riscuotendo un grandissimo consenso da parte del pubblico.

  • Audacia
  • Anticonformismo
  • Caparbietà

sono le keywords del successo di Versace, che fa della sua linea una delle griffe italiane più amate nel mondo, seguita e indossata da tutti. L’obiettivo tanto ambito diventa finalmente realtà.

Ma del resto tutto ciò poteva già dedursi dal logo dell’azienda. Non a caso,infatti, Versace sceglie di rappresentare la sua immagine con la “Medusa“, nota figura della mitologia greca con il potere di pietrificare chiunque incontrasse il suo sguardo. Quello di Versace è uno stile che,allo stesso modo, ha stregato e continua a sedurre ciascuno di noi. “Chi si innamora della Medusa non ha scampo“; così Gianni Versace parlava del marchio. Con la scelta della Medusa,Versace, ha voluto rappresentare il concetto che chiunque   indossasse un suo capo o,semplicemente, guardasse la bellezza delle sue vetrine rimanesse cristallizzato e  non potesse più tornare indietro. Il fashion designer ci ha visto lungo sin da subito.

Del resto è impossibile non rimanere incantati dinanzi alla maestria, l’originalità e la passione che Versace ha sempre riposto nelle sue creazioni; nell’uso sapiente  di tessuti, decori, fogge e accessori ispirati spesso alla Grecia classica. (Non a caso la scelta della Medusa). Difatti nelle sue creazioni si fondono suggestioni tra le più disparate, a partire dalle memorie classiche arrivate direttamente dalla Grecia antica o dalla Roma imperiale. Versace è nato e cresciuto immerso nell’arte e per questo ha sviluppato dentro di sé un’anima classica molto forte,oserei dire sviscerale. “Reggio è il regno dove è cominciata la favola della mia vita: la sartoria di mi madre, la boutique d’Alta Moda. Il luogo dove, da piccolo, cominciai ad apprezzare l’Iliade, l’Odissea e l’Eneide; dove ho cominciato a respirare l’arte della Magna Grecia“. Così si legge tra i cenni biografici dello stilista. L’Italia, i mosaici, le terme romane e le sculture fanno quindi parte del suo background. E’ proprio da qui che derivano alcune delle sue più famose ideazioni. Si pensi ai sandali alla schiava drappeggiati, ritornati di moda proprio nella collezione “primavera-estate 2017”.

Da sempre, quindi, il guru della moda ha attinto da tutto il panorama della storia dell’arte, che ha influenzato notevolmente le sue scelte stilistiche. La particolarità del suo stile vive, infatti, nella libera mescolanza di elementi decorativi di epoche artistiche opposte, dalla Magna Grecia al Rinascimento, dal Barocco alla Pop Art, la tradizione con l’innovazione pop. Gianni Versace amava l’arte e la moda e per entrambe viveva dedicandosi appieno. Ragion per cui il genio della moda ha da sempre posseduto un’ottima intesa creativa con numerosi e fra i maggiori artisti contemporanei. “Sono in contatto con molti artisti […]. Mi piace capirli, lavorare con loro a certi progetti“. Uno di questi artisti è sicuramente Luigi Veronesi, con il quale Versace ha collaborato nell’allestimento di “Josephslegende” di Richard Strauss alla scala di Milano, per cui hanno realizzato abiti e costumi.

Ma tanto vasta è la cultura artistica dello stilista, quanto la sua fantasia che gli permette di ri-creare, reinterpretare con i suoi occhi e la sua mente le più disparate e famose opere d’arte della storia. Del resto, come può una mente geniale come quella di Versace limitarsi a prendere un quadro e copiarlo su un vestito? Tant’è che in una mostra a Milano esibì una rivisitazione di Pablo Picasso, presentando un abito interamente nero, puntando tutto sui tagli e sulle forme.

Quando gli capitò di affrontare Kandinskij, Versace elaborò un abito partendo dalle opere dell’artista ma continuando in nuove forme e nuovissimi colori, realizzati con l’ausilio del computer.

Sulla sinistra abito firmato Gianni Versace ispirato alla famosa opera d’arte “Composizione VII” di Vasilij Kandinskij.

Le notti di Kandinskij 2 ottobre 1989- Versace su Milano 3 ottobre 1992 – credits Giovanni Gastel.

In copertina: DONNA n° 98 ottobre 1989 LE NOTTI DI KANDINSKIJ Jenny Brunt – credits Giovanni Gastel.

Importantissime e conosciute sono le creazioni ispirate alla Pop Art.

Gianni Versace dopo una sfilata del 1991 a Los Angeles. Nella foto super top-model Naomi Campbell, Cindy Crawford, Helena Christensen, Carla Bruni e Claudia Schiffer.

Collezione pop art, Gianni Versace 1991, ispirato alla famosa opera “Dittico di Marily” – 1962 di Andy Warhol.

Con sguardo attento si può notare l’ironia di tale collezione, che lascia strada a rielaborazioni di sorprendente modernità, accostamenti insoliti e provocatori.L’affinità artistica più consona a tutto ciò è sicuramente quella con Andy Warhol Creativi,provocatori voyeurs e attenti agli aspetti commerciali del loro mestiere. I modelli Pop Art di Gianni Versace trasmettono il sensazionalismo che ricordano le azioni “impertinenti” di Warhol. Nella celebre collezione ispirata alla corrente artistica vissuta anche dall’artista Andy Warhol, si possono notare i tipici colori sgargianti e uniformi, il viso della nota Marilyn Monroe isolato, manipolato, ingigantito o rimpicciolito e riprodotto in serie, sottoponendolo ad un ulteriore attenzione da parte del pubblico.

 

Abito firmato Gianni Versace ispirato all’opera “Steel Fish” – 1934 appartenente al genere dell’arte cinetica di Alexander Calder.

Nota è anche la collaborazione con lo scultore Alexander Calder. Lo stilista ha tradotto i suoi modelli in veri e proprie sculture animate, che si muovono e prendono forma,realizzando abiti ariosi e traslucidi, anche un po’ trasparenti, sui quali sono dipinte le forme geometriche e i fili di Calder. Così le opere di Calder non sono solo appesi ad un soffitto, ma danzano su chiffon di seta senza spalline.

 

 

Analogamente, reinterpretando l’artista Sonia Delaunay, Versace è capace di mediare tra le idee dell’artista con le brillanti invenzioni tessili, catturando l’essenza nel desiderio di vedere la loro arte tradotta in un abbigliamento fatto per essere spettacolo. 

Tali collaborazioni palesano quanto Versace amasse accostare i suoi abiti e le opere degli artisti contemporanei poc’anzi citati, e dimostrando che “la Moda è Arte e l’Arte collabora con la Moda“. Gli anni ’80 sono stati ricchissimi e un terreno fertile per l’esuberante creatività di Gianni Versace che lancia nell’ambiente della moda nuovi materiali: pelle trattata e colorata utilizzata come tessuto, maglie metalliche , coloratissime sete stampate e i motivi geometrici. Gli anni ’90,invece, sottolineano l’audacia dello stilista che senza filtri porta in passerella lo stile sado maso tutto pelle e spille e nude look indossato da super top-model.

Versace ha da sempre avuto voglia di esplorare nuovi territori in chiave moderna; proprio come ha fatto con l’arte. Quest’ultima,sempre presente nella quotidianità di Gianni, si riversa nella sua moda con naturalezza. Non a caso visita una mostra di Kolo Moser al padiglione dell’arte contemporanea e trasferisce su un cappotto la lezione della Secessione Viennese.

Tutto diventa abito, creazione. Tutto diventa moda.

Possiamo concludere dicendo che quella di Versace era ed è ancora oggi, anche dopo la sua morte, una moda che si colloca al limite tra passato e presente, tra il lusso che richiama l’Haute-Couture e la praticità del quotidiano, tra il virtuosismo dell’arte classica e antica e la forza e l’audacia dei colori vivaci dell’arte contemporanea.