Vuitton e Koons fanno un salto nel passato: nasce “Masters”.

Cosa può nascere dall’incontro di una delle Maison più famose al mondo, con uno degli artisti contemporanei più ricercati del momento, se non una collezione unica ed inimitabile nel suo genere?

Sto parlando del celebre artista Jeff Koons e di Louis Vuitton. I protagonisti in questione hanno deciso di collaborare partendo dai maestri del passato e rielaborandone le opere in chiave moderna.

Ma chi è Jeff Koons?

Koons è un artista statunitense noto per le sue opere di gusto kitsch, che illustrano ironicamente l’american way of life e la sua tendenza al consumismo. Viene inoltre considerato un’icona dello stile neo-pop e riconosciuto fra gli artisti più ricchi del mondo. Nel corso della propria carriera, Koons si è espresso attraverso l’utilizzo di un’ampia gamma di tecniche, come ad esempio scultura, pittura, installazioni e fotografia, e l’utilizzo di differenti materiali tra cui pigmenti, plastica, gonfiabili, marmo, metalli e porcellana. L’artista viene generalmente definito erede di Andy Warhol e continuatore della pop art. Altro autore a cui viene generalmente associato è Marcel Duchamp, del quale reinterpreta la tecnica del ready-made.

Forse è proprio per il suo stile esuberante, fresco e controverso che la Maison Vuitton ha deciso di affidargli un’intera collezione, intitolata “Masters”. Vuitton sa sempre come farci rimanere a bocca aperta, ma questa volta ha centrato in pieno l’obiettivo!

Koons, prima di creare la nuovissima collezione, ha deciso di girare in tutti i Musei europei alla ricerca di diverse opere d’arte con cui mettersi in dialogo. Così ha selezionato per la prima edizione di “Masters”:

  1.  “La Gioconda” di Leonardo da Vinci;
  2. “Marte, Venere e Cupido” di Tiziano;
  3. Caccia alla tigre” di Rubens;
  4. Ragazza che gioca col cane” di Jean-Honoré Fragonard;
  5. Campo di grano con cipressi” di Vincent van Gogh.

Le scelte di Koons sono studiate; nulla è lasciato al caso. Secondo l’artista, “La Gioconda” non solo rappresenterebbe Leonardo in tutta la sua essenza di uomo, ma sarebbe diventata l’icona pop più significativa dell’idea stessa di arte. Lo stesso vale per l’opera di Rubens. Sul sito di Louis Vuitton, Koons dice:

“Abbiamo scelto quest’opera perché è potente ed emozionante.”

L’opera del pittore rococo Jean-Honoré Fragonard sembra un compendio perfetto alle produzioni di Koons: smaliziati e irriverenti, entrambi usano immagini infantili muovendosi con disinvoltura fra il grande pubblico.

Ognuno degli accessori porta impresso una delle tele scelte, abbinate ad un richiamo in pelle dell’opera di Koons “Rabbit”. All’esterno, il monogramma LV della Maison si fonde con il JK dell’artista, abbinato al nome dell’autore del quadro scelto. All’interno una sorpresa: stampigliato sul fondo dell’accessorio di pelletteria la biografia dell’autore dell’opera e quella di Koons.

 

 

LA GIOCONDA – DA VINCIDA VINCI

 


MARTE, VENERE E CUPIDO – TIZIANOTITIAN


CACCIA ALLA TIGRE – RUBENSRUBENS

 


RAGAZZA CHE GIOCA COL CANE – JEAN HONORE’ FRAGONARDFRAGONARD

 


CAMPO DI GRANO CON CIPRESSI –  VINCENT VAN GOGHVAN GOGH


Questa edizione limitata super chic ha avuto un successo esorbitante, tanto da condurre Koons e Vuitton ad intraprendere un secondo percorso assieme e dar vita alla seconda edizione di “Masters”. 

Siete curiosi di scoprire quali sono gli artisti scelti da Koons per la nuovissima collezione Masters uscita il 27 ottobre 2017?                                                                                                Beh, allora rimanete sintonizzati… questa sera in uscita la continuazione di “Masters”.

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Schiaparelli e Dalì: la coppia surrealista.

Chi non ha mai sentito parlare del famosissimo rosa Schiaparelli? Oggi parleremo proprio dell’inventrice di questo colore e delle sue svariate collaborazioni con la comunità artistica del suo periodo. 

La Schiaparelli nasce a Roma il 10 settembre 1890 ma è a Parigi che entra in stretto contatto con l’ambiente della moda dell’epoca. La stessa Schiaparelli ammette che il colpo di fulmine per la moda sia avvenuto dopo una sua visita, assieme a un’amica, all’atelier di Paul Poiret in Faubourg Saint-Honoré. Da qui inizia la sua storia tutt’altro che usuale: il contatto con l’ambiente artistico surrealista e l’amicizia con gli intellettuali  la porterà ad aprire la propria Maison nel 1934 e a essere la creatrice di moda più in vista del periodo tra le due guerre, generando l’invidia anche di Coco Chanel.

E’ proprio con diversi artisti che Elsa Schiaparelli avvia numerose collaborazioni, uno tra cui è il celebre Salvatore Dalì il surrealista per eccellenza che, forse più di altri, ha collaborato con la creatrice di moda disegnando tessuti, abiti, accessori. 

  • Estetica audace
  • amore per il classicismo
  • sovversione dei canoni

Questi sono solo tre dei punti di contatto tra due delle figure artistiche più controverse del ventesimo secolo. Dietro la creatività che li univa c’era, oltretutto, un accordo reciprocamente vantaggioso: “Hanno assolutamente riconosciuto il genio dell’altro e hanno avuto un profondo rispetto” ha dichiarato Hank Hine, direttore del Dalì Musem. Al centro della loro collaborazione vi era, sicuramente, la volontà e l’audacia di creare qualcosa di nuovo, mai visto prima d’ora. E ci sono riusciti.

Nel 1935, infatti, la fashion designer e l’artista più irriverenti tra le due guerre mondiali, vengono celebrati insieme per la prima volta, dalla primissima collaborazione per la stampa di un giornale, alla bottiglia del profumo Schiaparelli Le Roi Soleil disegnata da Dalì. 

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Flacone di Salvador Dalì per il profumo Roy Soleil di Elsa Schiaparelli

 

Non solo, a Lui, in particolar modo, si deve il disegno dell’aragosta che si può trovare sia su un abito da sera sia come manico di una borsa; l’abito con i cassetti, che riprende la scultura Venere con i cassetti del 1936 e il famoso cappello con la scarpa. 

 

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Wallis Simpson venne fotografata per Vogue con indosso il Lobster Dress.

abito aragosta

L’abito “Aragosta” nati dalla collaborazione tra Elsa Schiaparelli e  Dalì – 1937.
 

 

cassetti
Abito con cassetti, Schiaparelli ispirato alla celebre Venere Di Milo, Dalì – 1936.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

cappello

Cappello a forma di scarpa, Schiaparelli – 1936.

 

Grande fu la collaborazione tra i due, tanto da dar vita ad una mostra nel 2003. La mostra Shocking! The Art and Fashion of Elsa Schiaparelli al Philadelphia Museum of Art (il museo che possiede la più grande collezione di archivio dei suoi abiti) analizza tutto il rapporto tra il pittore e le creatrice di moda, inserendo anche lavori interpretati da Bertrand Guyon, attuale direttore creativo del marchio, oggi di proprietà del gruppo di Diego Della Valle.